andare “nel senso della corrente”, oppure lavorare al rinnovamento culturale ed estetico assieme ai segmenti innovatori del sociale, rischiando incomprensione e isolamento?
Carnet de Voyage
nelle tasche dei viaggiatori fiori secchi e monete, e biglietti di treno; fili d'erba, cartoline, schegge di cera e piccoli sassi.
I ricordi, i sogni ed i battiti di un viaggio infinito come la vita.
l’intervista di Rai5 alla Fracci mi ricorda quella che le feci 31 anni fa: il mondo è andato avanti ma lei e la sua leziosità non sono cambiate nulla!
Continua sempre più subdola e mistificante la vergogna di uno Stato che ha della cultura una considerazione pari a zero.
La scelta, approvata quest’oggi dal Consiglio dei Ministri, di reintegrare i fondi del FUS attraverso un aumento di qualche centesimo della benzina è una vera e propria offesa al mondo della cultura.
Per molteplici motivi.
In primo luogo perchè crea un conflitto fra i cittadini che si sentono ancora una volta “spremuti” ed i fruitori del sostegno alla cultura che, come si sa non sono direttamente gli attori, i danzatori o i registi, ma il più delle volte le produzioni,le fondazioni, le associazioni.
Quindi perchè fare questo assomiglia un po’ a dire “levatevi dalle scatole con i vostri scioperi, con le vostre interruzioni degli spettacoli ed il vostro inutile vociare e prendetevi quest’elemosina!”.
Un’elemosina che non vi faccio io Stato, ma che vi fate da soli.
Anzi, per aumentare la rabbia, l’impotenza ed il conflitto, quest’elemosina sanno costretti a farvela anche i vostri concittadini, anche quelli che della cultura se ne fregano.
Terzo: ancora una volta è il cittadino a farsi carico delle emergenze sociali. Finanzia i lavavetri, le badanti, la ricerca sulle malattie rare, i senzatetto, i terremoti e le frane nostrane, i precari, i cassintegrati e gli operai ricattati. Li finanzia in varie forme, dalla carità alle donazioni, dallutilizzo dei propri risparmi alle assunzioni in piena regola.
Infine, questo Stato italiano così scientemente avverso alla cultura ha festeggiato i suoi 150 anni di vita giocando tutte le sue manifestazioni, tutta lasua esteriorità proprio sulla cultura. Ha imbandierato i teatri, ha scomodato i maestri più famosi, ha fatto scendere in campo in tutte le città musicisti, scrittori, attori, artisti affinchè parlassero di quest’importante anniversario, affinchè lo proponessero, lo caldeggiassero, se ne facessero garanti. Loro che potevano.
Loro, le donne e gli uomini di cultura che ancora hanno una faccia da spendere in confronto alle facce impresentabili dei governanti.
Lo Stato italiano per festeggiare ha sfruttato la cultura come un tempo (e forse ancora oggi) si sfruttavano gli operai, le donne e i minatori.
La cultura non è solo un bene, è l’unico strumento libero e diffuso che ogni cittadino ha per sconfiggere la schiavitù fisica e intellettuale, per fuggire dall’oppressione, per immaginare un futuro, per imparare la curiosità, per liberarsi dall’appiattimento, per poter parlare, per non farsi umiliare, confondere, usare.
E questo strumento è vitale per uno Stato, è la sua carta d’identità, ma anche quella di credito. Quando il peso economico si polverizza resta quello della conoscenza e della consapevolezza. Resta quello della capacità di dialogare, di far circolare le idee, di innovare, di inventare… quello della cultura.
Per questo uno Stato dovrebbe inchinarsi e offrire tutto il sostegno e l’appoggio possibile, anche nella crisi più profonda, perchè dovrebbe sapere chè solo puntando sulle persone si potrà ottenere una rinascita.
Invece no, si preferisce continuare a nutrire il disinteresse, ad aizzare lo scontro fratricida, a gonfiare i divari e rimestare la confusione.
Si preferisce dire: “Sbigatevela fra di voi. Io ho fatto quello ceh volevo e quello che avevo promesso. Voi rappresentanti della cultura non avrete più nulal da protestare e i cittadini perchè si dovrebbero lamentareo? In fondo due centesimi in più sulla benzina non limita la loro mobilità e tantomeno il loro bisogno di cultura!”.
E’ triste il paese che non rispetta il suo futuro.
http://ping.fm/78pFc
Bufera di Rose

Ovunque ci volgiamo, nella bufera di rose,
la notte è illuminata di spine, e il rombo
del fogliame, cosi lieve poc’anzi tra i cespugli,
ora ci segue alle calcagna.
Di Shelley lo sapevo per lo sfavillante capitolo di D’Annunzio; di Keats, di Goethe, di Gramsci, di Lady Temple e perfino di Antonio Labriola perchè ci ho passato lunghi pomeriggi.
Poi come spesso succede ci si dimentica dei posti del cuore e così mi sono persa delle piccole luci come Amelia Rosselli, Dario Bellezza, Luce D’Eramo.
Tutti sepolti qui, nel cosiddetto “Cimitero degli Inglesi”.
Ma come si fa a lasciare qui il proprio ricordo?
Cielo stellato
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Quando avevo 18 anni lavoravo all’agenzia di stampa di un Partito che aveva la sede poco distante.
Spesso, per reazione ai tavoli scrostati, ai telefoni che squillavano ininterrottamente, agli indiani metropolitani che si acquartieravano nei saloni ed a tutta un’umanità varia e specialissima, entravo qui solo per godere di un cielo che non ce n’è altrove.
Almeno a Roma.
Villa Appia delle Sirene

Villa Appia Delle Sirene (Via di Porta S. Sebastiano, Roma) del XVI secolo, sorge su un antico edificio romano conosciuto come Tempio delle Tempeste.
Villa delle Sirene ha un potere: realizza i desideri al contrario.
Basta mettersi di fronte alla sua porta e pensare il contrario di quello che si vorrebbe veramente.
Sarete immediatamente esauditi.
Hotel California
Diciamolo, nonostante i decenni, i sogni partono sempre alle prime note di questa canzone.
E vanno avanti, si avvolgono su se stessi, esplodono in visioni, spiagge immaginarie, possibilità mai finite, onde, musica e qualche buona boccata di libertà. Oggi l’Hotel California è questo.
Che dire? I sogni partono sempre, come spinti da qualcosa che ci esplode dentro.

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